Passeggiavo tra rovi di velluto e rose odorose. Mio padre aveva scritto il copione. Mia madre consegnato le parti. Avi silenziosi tacevano in petto, privati della voce e del mio rispetto. La paura tracciava lunghi sentieri di pietra e innalzava muri di piombo. Camminavo tra rovi di velluto e rose odorose, ortiche spinose e giunchi di fiume. Ma, in nessun fiume mi ero mai specchiata, Nessuna ferita avevo davvero medicato. Il dolore , serpente scaltro, sa strisciare sottopelle e anestetizzare col suo veleno. Morde solo se guardato. Non ho ucciso mio padre e mai liberato mia madre, schiava di guerra, altra stirpe. Ho lasciato prendessero me, i predatori. Mi sono consegnata al Destino. Nessuno me lo aveva chiesto . Non piangevo nelle notti di violenza, convinta che quello fosse il godimento . Non ululavo alla luna, perché lo sguardo miope mi impediva di distinguerla dalle altre stelle. Non ho tolto le catene ai polsi, persuasa che fossero i gioielli regali della mia tribù. Ecco il Fa...
Oggi il vento ha spezzato il pomodoro, piegato le margherite, incurvato i narcisi. Ha seccato la rosa, spetalato la bulbosa gialla, Abbattuto il cactus dalla corta radice. Ha portato freddo. Ha cambiato l'umore. Ha ricordato l'esistenza della gola. Reso difficile il volo all'uccello. Ma ha pure agitato bandiere di preghiere portate, dunque, più lontano di quanto non accada nei giorni di sole, di pioggia o di nebbia. Ha disseminato pollini come coriandoli di mille feste pagane. Ha scosso gli alberi e tutti gli animali pelosi. Ha sollevato la polvere e ricordato le lacrime agli occhi. Ha ululato Rombato. Vorticato. Spaccato piatti interiori Ha dato cefalee agli emicranici. Otiti ai sensibili. E paura al calabrone. Ha asciugato i panni e disperso il profumo di una sensazione antica, custodita da tempo in un angolo del cuore. ph d'archivio