Mi sono seduta all'ombra di un pioppo. In un esile spazio di protezione. Non aveva fronde, il magro pioppo. Non boccioli di primavera sui rami tesi al cielo di marzo. Non chiome di petali. Era spoglio, pareva ignaro delle altrui fioriture. Eppure lì, ho cercato riparo, sotto la sua ombra esile e slanciata che copriva esattamente la mia spina dorsale. Questo bastava. Aveva, l'esile pioppo, radici in un campo di zucchero. Lì, ero seduta. All'ombra di un esile pioppio senza boccioli sui rami, cresciuto su un prato di zucchero. Ne ho prese a manciate di quei fiordipane lilla e messi in bocca, per sentirne la consistenza zuccherina. Era come mangiare il vento. Intanto, poco lontano, un pruno fioriva lieve una mimosa gonfiava l'aria di polline audace. Un filare di mandorli adornava una via spoglia fino a ieri. E ciliegi facevano capolino dietro i muri ancora umidi dell'inverno. All'ombra di un esile pioppo, mi sono seduta. Non aveva gemme, né boccioli. Stav...
È la marea. L'acqua cinge l'antro di roccia, in un abbraccio di pienezza. Sciaborda. Accade di notte. La luna richiama a sé le molecole di acqua e sale in una danza di ventri marini. Tutto ribolle nelle profondità della terra. I pesci si destano dal sonno degli abissi. Le stelle si scuotono in distanze siderali. È la marea. Il cuore si gonfia di storie antiche. Trasudano poesie di vento dai ventricoli inzuppati di iodio. Pesci d'argento guizzano fuori dal petto in richiami cosmici di libertà ed istinto. È la marea. Furioso diguazzare in antri di esistenze, tra spigoli di roccia, cui si aggrappano molluschi sferzati dalla furia delle onde. È la marea. Eccitazioni cosmiche in cosmici richiami. All'alba, resterà soltanto la vaga percezione della sinfonia degli elementi. Non si ricorderanno le note. Sulla pelle, una profonda nostalgia. Sulla spiaggia, qualche osso di seppia. ph 2024