È la marea.
L'acqua cinge l'antro di roccia,
in un abbraccio di pienezza.
Sciaborda.
Accade di notte.
La luna richiama a sé
le molecole di acqua e sale
in una danza di ventri marini.
Tutto ribolle nelle profondità della terra.
I pesci si destano dal sonno degli abissi.
Le stelle si scuotono in distanze siderali.
È la marea.
Il cuore si gonfia di storie antiche.
Trasudano poesie di vento dai ventricoli inzuppati di iodio.
Pesci d'argento guizzano fuori dal petto
in richiami cosmici di libertà ed istinto.
È la marea.
Furioso diguazzare in antri di esistenze,
tra spigoli di roccia, cui si aggrappano molluschi sferzati dalla furia delle onde.
È la marea.
Eccitazioni cosmiche in cosmici richiami.
All'alba,
resterà soltanto la vaga percezione della sinfonia degli elementi.
Non si ricorderanno le note.
Sulla pelle,
una profonda nostalgia.
Sulla spiaggia,
qualche osso di seppia.