Mi sono seduta all'ombra di un pioppo.
In un esile spazio di protezione.
Non aveva fronde, il magro pioppo.
Non boccioli di primavera sui rami tesi al cielo di marzo.
Non chiome di petali.
Era spoglio, pareva ignaro delle altrui fioriture.
Eppure lì, ho cercato riparo,
sotto la sua ombra esile e slanciata che copriva esattamente la mia spina dorsale.
Questo bastava.
Aveva, l'esile pioppo, radici in un campo di zucchero.
Lì, ero seduta.
All'ombra di un esile pioppio senza boccioli sui rami, cresciuto su un prato di zucchero.
Ne ho prese a manciate di quei fiordipane lilla e messi in bocca, per sentirne la consistenza zuccherina.
Era come mangiare il vento.
Intanto, poco lontano,
un pruno fioriva lieve,
una mimosa gonfiava l'aria di polline audace,
un filare di mandorli adornava una via spoglia fino a ieri
e ciliegi facevano capolino dietro i muri ancora umidi dell'inverno.
All'ombra di un esile pioppo, mi sono seduta.
Non aveva gemme, né boccioli.
Stava fermo.
Lui ascoltava la Primavera, con passi lievi, arrivare.