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In me

In me ci sono un fringuello rumoroso ed un colibrì spaventato. Un rospo che non ha mai atteso baci ed un geco, in cerca d'ombra. C'è lo scrosciare della pioggia, in un pomeriggio d'estate e un sole tondo il giorno di Natale. C'è un chicco di riso ed uno di sale.  C'è poco zucchero filato e poche feste di paese. C'è uno stagno che dà riparo a tritoni, scarabei e bisce verdi. E un orto di pomodori rossi vicino ad un campo di lavanda.  Soffia il vento, ad ogni ora. C'è una rupe che conosce la vertigine  E una piana piena di mandarini. C'è una foglia, non l'autunno. C'è il mare, non l'oceano. C'è la roccia, non la sabbia. C'è il silenzio, non rumore. C'è la vita, ma non città abitate. C'è un porto solo e molte rotte di marinai. Un faro piccolo e molte reti di pescatori. C'è una spina dorsale e molti cuori. Più emisferi e grande sovrapposizione di sogni all'alba. La notte è breve e i tramonti lunghissimi. C'è uno sguard...
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Chiacchiere tra amici

Di cosa vuoi parlare oggi, Jack? Di tante cose, ma più di tutto  Della Delicatezza che è una pomata di malva spalmata sulla ferita con una piuma,  non con le mani,  perché anche i polpastrelli più delicati, a volte, non lo sono abbastanza. Ma anche della Fragilità , fratello, che è il fusto del fiore spezzato dalla disattenzione altrui.  Non riuscirà a fiorire in altri giardini, se tu per primo non avrai saputo proteggerlo a sufficienza, prima di esporlo al mondo chiedendogli di sbocciare. Della Bellezza .  Anche della Bellezza, vorrei parlare, ma non so cosa dire, se non che è la cosa che più mi commuove, soprattutto nei giorni in cui fioriscono le genziane. Lasciami piangere al suo solo pensiero, come un bimbo incerto e pauroso e lasciami amare, nello specchio delle mie lacrime, le mie deformità. Della Paura .  Anche di questo vorrei parlare. Di quella che mi assale tutte le sere quando il sole cala ed io, puntualmente, mi sento minuscolo e solo. Temo l'i...

Vulcano. Lezione elementare

Ribolle nelle viscere il magma incandescente, da sempre contenuto nelle profondità del sottosuolo. Di fuoco è il grembo della terra. Scalda le zolle in superficie. Fornisce tepore all'erba dei prati. Dà buona temperatura ai pesci del mare, ma, dentro trema di tensione.  Solo un involucro di pietra e ferro impedisce l'esplosione. È quando la bocca si serra che l'antro si gonfia di gas, perché solo ciò che non si vede è davvero esplosivo. Allora la pressione può superare contenimenti millenari. Allora acute esigenze possono pulsare e rimbombare lungo una linea del tempo che ha cronicizzato se stessa. È l'eruzione .  Paradigma di ogni non docile trasformazione del paesaggio. Espressione di antigravitazionali bisogni. Allora cola la lava incandescente sul fianco della montagna che credevano morta. Semina paura, genera ceneri di possibili future rinascite, scioglie rocce nodose, fonde sassi  brucia sterpaglie,  mette in movimento pigre forme di vita che migrano di fron...

Soglie di possibilità

Entra nei miei corridoi ed apri una ad una le porte delle mie stanze. Fallo con pazienza, garbo e devozione. Troverai stanze d'ogni tipo tipo: alcune con finestre enormi, sprovviste di vetri e spalancate sul cielo.  Altre piccole, buie e spoglie, prive di insonorizzazione.  Lì scricchiola ogni grammo di vita.  Altre piene di parole, ricordi, di vuoti, di schizzi, di stracci, di ferri, fuochi e fiamme.  Cammina sulle foglie del mio bosco interiore, nell'autunno perpetuo di questo mio tempo. Ascoltane il fruscio crepitante. Togliti le scarpe.  Attardati, per favore. Portami nei tuoi templi dorati.  Tra gli spiriti che ti abitano al crepuscolo. Mostrami le pire dei tuoi antenati.  Raccontami le storie dei volatili che portano semi dentro al tuo cuore. Mostrami la pioggia che feconda la tua terra e parlami di cosa vedi nel fumo che sale dai fuochi nelle case. Fammi girare tra le tue scimmie,  tra gli altari delle tue devozioni. Perderò consistenza per...

Gocce di Memoria

Di cristallo e di scintille è la tua pelle Falce d'oro, il tuo corpo Di diamanti hai ornato il petto Dote di silenzi e poesie d'acqua porti in dono. Tuo è lo scrigno dei secoli. Avanzi scalza nella languida notte dell'inverno. Ombre di latte deponi sul pavimento celeste, per, infine, adagiarti su un talamo cobalto di velluto. Mostrerai, dunque, la tua intimità, Luna, in questo liquido cielo di gennaio? Tu, amante esigente,  che in grembo custodisci mari e in seno vulcani, lascerai sfiorare le tue labbra d'argento tra sciami di stelle cadenti nella costellazione dell'Acquario? Venere giace a te vicina,  sfuoca in un cerchio di chiffon d'oro e sete amaranto. È in prossimità cosmica. Lei, fornace planetaria Fusione di desideri Implorazione di amanti Alito di vento e fuoco Prima speranza  nella solitudine di ogni notte. Scivola da orbite millenarie,  per adagiarsi nel tuo ventre di pura accoglienza. Millenni di rotazioni conducono a danze minuscole. Ere geologiche s...

Presepe di Desideri

Un uovo di fibre e muscoli caldi mi ha contenuta. Involvo alla mia forma germinativa. Regredisco alla condizione di cellula primordiale. Sconfino dalla materia alla non materia. Si dissolvono dicotomie. È l'Epopea di molecolari richiami di Vita. Sento il respiro percorrermi, flusso d'aria in alveoli di esigenza di espansione. È l'Onomatopea del Vento. Sento il battito dei miociti striati del mio cuore in tensione millenaria  e l'istante in cui l'impulso elettrico si converte in onda sonora. È il Miracolo della Trasformazione. Sento lo scorrere del sangue, la sua temperatura, l'attrito reumatico, l'indispensabilità del movimento e la coagulazione della stasi. Sono Nomadismi interiori. Sento che mi perdo nella mia umanità per ricompormi in nuove anatomie esistenziali. È l'Enigma della pelle: a pparato della  memoria. Intanto sono giorni di ricorrenze terrestri. Si rinnovano la Natività di bisogni sacri e l'immortalità de...

Bulbi Pelliccia Nettare Natale

Esiste un nucleo di solitudine dove nessuno può entrare. È un nocciolo duro,  una ghianda di resistenza. È uno spazio dove è possibile trovare consolazione. Dove il mondo non può più deluderti. Dove non devi più rendere conto a nessuno. È una fortezza inespugnabile. Costruita nel tempo. Nelle sue rocce è contenuta la stratificazione delle tue ere geologiche: quando eri mollusco, poi essere strisciante, rettile, anfibio, mammifero da latte ed infine bipede con pollice opponibile. In quel nucleo di solitudine, anche se le campane suonano meste, ne riconosci la melodia e non disperi più. In quel nucleo di solitudine, dialoghi con la tristezza e addomestichi la melanconia, figlia del rigore così familiare ed estraneo al tuo cuore. Lì, in quel nucleo silenzioso di solitudine, assapori la tua neve e te la figuri sulla lingua come un nettare divino, usi i capelli come pelliccia per i tuoi pensieri tremolanti, aliti sul cuore e gli prometti fedeltà fino al battito finale, quello con cui sa...

Colabrodo

Ed è così che improvvisamente capisci che sono mancati dei pezzi, forse enormi. Alla tua storia. Alla tua vita. Capisci anche che non è facile recuperarli, quei pezzi, soprattutto se sono più grossi e più pesanti di quello che le tue spalle possono sostenere, pennuta d'ossa cave! Nessun Atlante all'orizzonte. Allora può succedere che il puzzle della tua vita resti monco, soprattutto se i pezzi mancanti sono macigni.  Grosse pietre dure, spigolose, taglienti, difficili da recuperare, difficili da ricollocare. E se non ricollochiamo tutto? Restiamo, forse, come una tela bucata? Un paesaggio monco? Una melodia stonata?  Uno strumento scordato? Un vetro rotto? Una strada dissestata? A volte mancano dei pezzi, è vero, e le mancanze sono le cose più difficili da andare a ritrovare, una volta perdute. Esiste il "persempre" e non solo nelle favole. Lo so. Sono mancati i dialoghi , quando era necessario parlarsi . Le carezze quando era più necessario starsi vicini . È mancato...

l'Amore

Sboccia da un nucleo di dolore, l'Amore. Scoperchia tetti di case in cui abbiamo cercato rifugi di passaggio. Genera bufere di ossa e sabbia in cui roteare prima dell'abbraccio. Riesuma presenze sepolte e ridona vita ad assenze ingombranti  che tornano ad affollare il tuo cuore di fragile cristallo. Apparecchia la tavola con crisantemi di luce, nella notte dei morti. Scrosta gli intonaci alle pareti del tuo sepolcro. Gocciola con acqua gelida lungo le tue vertebre di latte  e disseta la bestia che ti abita dopo il tramonto,  chiedendoti di riconoscerla. Richiama avi di solitudine. Abita antri di paure precoci. Nutre lupi famelici che credevi di aver addomesticato. Disarma Spoglia Indebolisce l'Amore. Allenta i recinti dei tuoi confini obbligandoti a dialogare perfino con i tuoi banditi interiori per patteggiare la difesa della tua terra. Rende umile,  non umilia. Non ti fa più temere il mare in cui naufraghi abitualmente, né le insondate profondità che custodisci, né...

Jack e l'amore

Jack è andato a trovare suo padre. È un ranocchio.  Vive in uno stagno tra i ciliegi e gli ibiscus. C'è acqua in abbondanza da quelle parti. È il re del suo regno. Ha bandito le cicale. Jack è andato a salutare sua madre. È una rondine. Vive dentro la grande quercia. Volteggia nel ventroso (da ventre) tronco, all'arrivo della Primavera.  L'eco del suo garrire richiama le cicale. Jack ha detto grazie a suo padre.  Lo ha ringraziato perché ha capito di aver ereditato la capacità di vivere sia in acqua che sulla terraferma e di aver preso la forza di scavare anche nel fango, se necessario, per salvarsi la pelle. Questo gli è servito.  Jack ha ringraziato anche sua madre da cui, ha capito, di aver preso il becco e le ali, la nostalgia del volo, l'intolleranza al freddo e la fragilità dell'inverno. Anche questo gli è servito per non credersi aquila nei giorni della gioia. Jack è stato concepito una notte di bufera che il re Rospo e la Regina Rondine si erano riparati ...