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Visualizzazione dei post da 2026

Ἀνάγκη

Passeggiavo tra rovi di velluto e rose odorose. Mio padre aveva scritto il copione. Mia madre consegnato le parti. Avi silenziosi tacevano in petto,  privati della voce e del mio rispetto. La paura tracciava lunghi sentieri di pietra e innalzava muri di piombo. Camminavo tra rovi di velluto e rose odorose, ortiche spinose e giunchi di fiume. Ma, in nessun fiume mi ero mai specchiata, Nessuna ferita avevo davvero medicato. Il dolore , serpente scaltro, sa strisciare sottopelle e anestetizzare col suo veleno. Morde solo se guardato. Non ho ucciso mio padre e mai liberato mia madre, schiava di guerra, altra stirpe. Ho lasciato prendessero me, i predatori. Mi sono consegnata al Destino. Nessuno me lo aveva chiesto . Non piangevo nelle notti di violenza, convinta che quello fosse il godimento . Non ululavo alla luna, perché lo sguardo miope mi impediva di distinguerla dalle altre stelle. Non ho tolto le catene ai polsi, persuasa che fossero i gioielli regali della mia tribù. Ecco il Fa...

Oggi il Vento

Oggi il vento ha spezzato il pomodoro, piegato le margherite, incurvato i narcisi. Ha seccato la rosa, spetalato la bulbosa gialla, Abbattuto il cactus dalla corta radice. Ha portato freddo. Ha cambiato l'umore. Ha ricordato l'esistenza della gola. Reso difficile il volo all'uccello. Ma ha pure agitato bandiere di preghiere portate, dunque, più lontano di quanto non accada nei giorni di sole, di pioggia o di nebbia. Ha disseminato pollini come coriandoli di mille feste pagane. Ha scosso gli alberi e tutti gli animali pelosi. Ha sollevato la polvere  e ricordato le lacrime agli occhi. Ha ululato  Rombato. Vorticato. Spaccato piatti interiori  Ha dato cefalee agli emicranici. Otiti ai sensibili. E paura al calabrone. Ha asciugato i panni e disperso il profumo di una sensazione antica, custodita da tempo in un angolo del cuore.    ph d'archivio 

Bouquet

Soffia tenue il vento. Danzano i fili d'erba. Fioriscono i tetti della città. La bruma è lontana. Il Duomo s'inginocchia al cospetto dello Stupore del giorno, come un cavaliere che ha conosciuto il mondo, servo fedele . Volteggiano petali nell'aria verso la terra che da sempre custodisce segreti, corpi e fantasmi. C'è molta vita attorno E bisogno di silenzio Perché nulla vada perduto . S'invola il fragile rapace. Sbocciano narcisi, muscari, anemoni e bucaneve.  L'aria sa di salmastro, ma anche di ghiaccio e di fuoco, di cenere e di brace, di sere piovose. Autunno è già ricordo,  come lo è Inverno ,  ora che Primavera racconta di loro. Attende, invece, Estate .  Di lei non può parlare. L'aspetta, come una sposa sulla soglia.     "bouquet" ph 21 marzo '26 https://open.spotify.com/track/7A3Ko3ztK5zBqEwN7w8luM?si=v7EnGaK7TKuQ1_rHMRgdNA

Ombra di pioppo

Mi sono seduta all'ombra di un pioppo.  In un esile spazio di protezione.  Non aveva fronde, il magro pioppo.  Non boccioli di primavera sui rami tesi al cielo di marzo. Non chiome di petali. Era spoglio, pareva ignaro delle altrui fioriture. Eppure lì, ho cercato riparo,  sotto la sua ombra esile e slanciata che copriva esattamente la mia spina dorsale. Questo bastava. Aveva, l'esile pioppo, radici in un campo di zucchero. Lì, ero seduta.  All'ombra di un esile pioppio senza boccioli sui rami, cresciuto su un prato di zucchero. Ne ho prese a manciate di quei fiordipane lilla e messi in bocca, per sentirne la consistenza zuccherina. Era come mangiare il vento. Intanto, poco lontano, un pruno fioriva lieve, una mimosa gonfiava l'aria di polline audace, un filare di mandorli adornava una via spoglia fino a ieri e ciliegi facevano capolino dietro i muri ancora umidi dell'inverno. All'ombra di un esile pioppo, mi sono seduta.  Non aveva gemme, né boccioli. Stav...

È la marea

È la marea. L'acqua cinge l'antro di roccia, in un abbraccio di pienezza. Sciaborda. Accade di notte. La luna richiama a sé  le molecole di acqua e sale  in una danza di ventri marini. Tutto ribolle nelle profondità della terra. I pesci si destano dal sonno degli abissi. Le stelle si scuotono in distanze siderali.  È la marea. Il cuore si gonfia di storie antiche. Trasudano poesie di vento dai ventricoli inzuppati di iodio. Pesci d'argento guizzano fuori dal petto  in richiami cosmici di libertà ed istinto. È la marea. Furioso diguazzare in antri di esistenze, tra spigoli di roccia, cui si aggrappano molluschi sferzati dalla furia delle onde. È la marea. Eccitazioni cosmiche in cosmici richiami. All'alba, resterà soltanto la vaga percezione della sinfonia degli elementi. Non si ricorderanno le note. Sulla pelle, una profonda nostalgia. Sulla spiaggia,  qualche osso di seppia.     ph 2024