Da un tempo relativamente breve mi accorgo di essere affascinata dal simbolo. Immagine evocativa. Segno silenzioso. Discorso senza parole. Forse perché, col tempo, ho capito quanto sarebbe bello essere così: essenziali. Ma, ne sono ancora lontana ed ecco forse il motivo di tanta attrazione e di altrettanta dispersione. Mi prende, tuttavia, talvolta, quel desiderio impellente (chi non l'ha mai provato?) per cui vorrei che chi mi sta davanti capisse tutto, ma proprio tutto, di me semplicemente da una smorfia di una mia ruga, dal fugace bagliore sotto la palpebra, dal tremolio indispettito della ciglia stanca, dallo sguardo che, posandosi su un oggetto, mima un silenzioso "time out". Il desiderio che questo accada mi si muove addosso, da tempo, come un acaro mendace sottopelle che genera un fastidioso prurito. A volte abbiamo bisogno delle parole esattamente come l'aria ha bisogno del polline, per fecondare i prati. Altre volte, invece, le parole sono come un greg...
Anatomia di pensieri e navigazione spaziale