Tu hai il fuoco dell'estate tra le mani di pelle, io ho pelle di legno che si bagna alla pioggia e poi fatica ad asciugare.
Tu vedi la bellezza e conosci il desiderio.
Io sento continue voragini di vertigini sull'orlo della felicità, ed improvvise malinconie mi abitano, bandita dal regno di jouissance.
Tu conosci il significato delle parole e il loro buon uso.
Io vedo l'ombra che si palesa dietro ogni lettera che compone ogni singola parola e mi confondo.
Un cormorano agita le ali, a ritmo serrato, e disegna una traiettoria d'argento sulle acque del fiume che oggi scopre, così, cosa è la lentezza.
La bruma d'ottobre custodisce segreti che vorrei conoscere, ma non ho le chiavi per la serratura, così, restano brusii oltre le porte del presente.
Una libellula tardiva volteggia nell'aria, sembra corteggi il panorama, in un ultimo walzer di vita, consapevole della fine che sopraggiungerà coi primi freddi.
Le madri insetto hanno già deposto le uova e chiesto ad un guscio di seta di proteggerle, mentre loro cercano dove andare a morire. Esistono i cicli.
Autunno funambola sul crinale degli opposti,
mostra abissi di verità.
Dà e prende, nel medesimo istante.
Riempie e svuota con la medesima intensità.
Avvicina lembi di ataviche scissioni interiori con pinze di misericordia.
Accompagna stormi di uccelli a migrare senza smettere di volteggiare, nella danza delle stagioni.
Abitiamo, allora, questo tempo,
stagione dentro le Stagioni,
usando i nostri corpi come bachi di Vita e i nostri cuori come focolari per l'anima sempre troppo fragile di fronte a tanto sentire.
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano "